|
Un angolo di bellezza a Torino
di Alberto Tridente
dall’introduzione di “SAREBBEBELLO”, Cartman Edizioni
Da alcuni mesi Torino, la già fredda, scontrosa, capitale alpina e
sabauda dal severo militaresco cipiglio di città-lavoro, ospita una
nuova, accogliente, tropicale presenza brasiliana: l’associazione “Discanti & Suggestioni”,
presso il circolo Arci “Tre Bicchieri”, focale punto di iniziative
artistiche culturali brasiliane e non solo.
Torino vive oggi una realtà ormai diversa da quell’arcigno passato
di chiuso provinciale isolamento. Sono presenti culture diverse, frutto di
una massiccia immigrazione nazionale e da altri paesi che ha vivacizzato e
arricchito questa bella città con novità etniche e culturali,
le più diverse.
L’integrazione di inedite culture arricchiscono una città che
tuttavia mantiene l’impronta dell’aristocratica cultura dei padri
del pensiero democratico e liberale, dai forti connotati civili e dal capace,
severo, rigore nella gestione della cosa pubblica.
La trasformazione di Torino è avvenuta per gradi, quasi inavvertita.
Certo , con le inevitabili distorsioni e anche ingiuste emarginazioni di quanti
incontravano, e tutt’ora incontrano, difficoltà nell’inserimento
lavorativo e civile.
Ma questi limiti e ritardi sono stati, in parte rilevante, corretti e superati
dalla buona amministrazione di sindaci capaci e di alto livello morale; amministrazioni
sostenute da coalizioni progressiste che hanno saputo correggere limiti e ritardi,
integrando e assimilando nel contempo migliaia di immigrati, in una città trasformata
in laboratorio sociale valido anche per il resto del paese.
Sono esperienze di alto valore politico e sociale, specie nel settore dei minori
e adolescenti ed esse sono utilizzate anche per programmi di cooperazione internazionale.
Queste esperienze hanno aperto la strada ad altre, non meno significative,
innovazioni ed iniziative che hanno trasformato Torino in una città vivibile
e nuova.
L’elenco delle molte innovative iniziative scaturite nel corso degli
anni dalla fertile fantasia di personaggi di cultura, e non solo, sono infinite:
nel settore della cultura, in quello della produzione di qualità, della
scienza alimentare e degli incontri internazionali a questa dedicati, eventi
tutti ospitati al Lingotto, straordinario recupero della vecchia fabbrica
fordista.
Ora, ultima in ordine di tempo, l’avvio del circolo Arci “ Tre
Bicchieri” come sede di “Discanti & Suggestioni”, associazione
per la diffusione dell’arte e della cultura brasiliana.
L’associazione collabora anche con altre istituzioni brasiliane e con
la galleria “Arte in Movimento”, sita a Recife, nello stato di
Pernambuco, lo stato del Nord Est brasiliano da dove emigrò l’attuale
Presidente del Brasile.
L’ex operaio Lula, emigrato giovinetto con la sua famiglia in cerca di
lavoro nella grande San Paolo, la capitale industriale e finanziaria brasiliana,
per molti aspetti paragonabile alle maggiori città industriali e finanziarie
del nord italiano, Torino e Milano, espressione di una difficile, ma non impossibile
integrazione di portatori di culture diverse.
Una presenza morbida, il circolo “Tre Bicchieri”: buona musica
ed eccellente, variata cucina regionale, dell’altrettanto morbido, grande
e lontano paese continente, il Brasile, meta dei sogni di gran parte delle
genti europee all’epoca delle disperate migrazioni, soprattutto italiane.
Il nuovo circolo Arci e la giovane associazione “Discanti & Suggestioni” hanno “l’obiettivo
portare a conoscenza del pubblico italiano…un immenso patrimonio culturale
che trova espressione attraverso la pittura, la scultura e la musica”, come
recita il pieghevole che ne presenta l’iniziativa.
Aggiungerei, che il circolo e l’associazione sono anche rottura dei molti,
soliti stereotipi che identificano il Brasile con samba, calcio e belle donne,
le sole idealizzate identità di un paese straordinario, ma anche contraddittorio
con molte sfaccettature proprie di una nazione che ha una immensa estensione
spaziale, continentale, tanto che si può/deve poter affermare che di
Brasile ce n’è più di uno.
C’è il Brasile industriale e agro-alimentare, che ha ormai raggiunto
un Pil che lo colloca, seppure ancora a sviluppo intermedio, all’ottavo
posto come paese maggiormente industrializzato, tanto che potrebbe benissimo
far parte del G8; c’è un Brasile dalle drammatiche, abissali differenze
di reddito, efficacemente descritto dal programma di governo dal presidente
Lula che ha indicato nella lotta alla fame e alle disuguaglianze il prioritario
obiettivo del programma di “inclusione sociale”; ci sono occupazione
delle terre, deforestazione e difesa dell’Amazzonia, quali altri, non
meno drammatici problemi di un paese che racchiude in sè il bello e
il brutto del mondo contemporaneo; ma c’è anche un paese consapevole
della propria forza, che aspira ad avere un seggio permanente nel Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite...; un paese che guida da leader il processo
di integrazione regionale e che ha nella realizzazione del Mercato Comune Sudamericano,
Mercosul, l’ambizioso obiettivo dell’unità politica continentale.
Ripetere l’esperienza della integrazione europea e trasformare così in
pochi anni l’America del Sud nel nuovo polo economico e politico mondiale,
rappresenta per il mondo una occasione in più per il futuro di un mondo
di pace perché multipolare.
Tutta questa complessa e ricca realtà è rappresentata da “Discanti” e
dai “Tre bicchieri” ed è a disposizione del pubblico
torinese.
Ai torinesi il gradevole compito di conoscerla e aiutarla crescere, partecipando
alle iniziative e sostenendola.
Questa novità rappresenta una opportunità culturale che a Torino
mancava: conoscere il vero panorama del grande, lontano paese, ma vicino come
lo hanno reso i trenta milioni di italiani e figli degli italiani migranti.
La maggiore città italiana non è infatti nello stivale, in Europa; è in
Brasile, a San Paolo dove vivono 3 milioni di italiani e loro discendenti!
Ai “Tre Bicchieri” vi è pertanto anche una parte della cultura
di ritorno dei nostri compatrioti, là emigrati quando la fame li spingeva
a fuggire, affamati e dolenti, dal proprio disperato paese, arido di possibilità e
di speranza, ma caparbiamente ansiosi e desiderosi di una vita migliore.
|
|