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Mostra personale di Lucian Cojocaru, “Scarfas”

La prima mostra personale di Lucian Cojocaru, in arte “Scarfas”, artista autodidatta, è stata inaugurata il 19 aprile 2008 negli spazi del circolo Arci “Tre Bicchieri” di Via Giulio 29, a Torino, sede di “Discanti”, associazione per la diffusione dell’arte e della cultura brasiliana.
La decisione iniziale prevedeva la durata dell’esposizione fino al 4 maggio, ma, visto il successo riscontrato, e’ stata prorogata e successivamente è diventata itinerante.
Dall’ 8 al 11 giugno è stata presentata presso il circolo “La Cadrega”.
Il 14 e 15 giugno ha partecipato alla “Plaza del Pueblo. Festival estivo gratuito di arte musica & teatro”.
Obiettivi raggiunti
Incoraggiare l’artista a proseguire nel suo lavoro, continuando la sua attività di creazione e ricerca.
Suscitare nel pubblico interesse, curiosità e gradimento attraverso la  peculiarità dello stile di Scarfas: l’abbondanza di ironia che colpisce chiunque, anche chi si sofferma rapidamente di fronte ai suoi lavori. La comicità disarmante dei personaggi rappresentati è un elemento accattivante che cattura l’osservatore e lo invoglia a ritornare con lo sguardo sui molti particolari a prima vista sfuggiti. I colori vivaci trasmettono buon umore e allegria. Si ha quindi una piacevole sensazione personale di divertimento. L’ambiente in cui si collocano si trasforma diventando caldo ed accogliente.

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Intervista con l’artista

D:Descrivi le opere esposte nella tua prima personale?
R:I quadri di questa mostra sono il risultato di una ricerca basata su una formula propria che cerca di trasmettere con forme e disegni apparentemente semplici, la complessità della vita umana in generale, tanto nel passato, quanto nel presente della nostra quotidianità. Io stesso mi rappresento in certi momenti vissuti. I miei lavori sembrano quasi dei fogli giganti strappati da un libro da colorare per bambini, eppure ci vuole tanta intelligenza e spirito di osservazione per riuscire a decifrare i segnali e i simboli che si propongono davanti agli occhi dei visitatori.

D:Mi parli dell’ironia che si legge nei tuoi lavori?
R:L’ironia mi appartiene. E’ una parte del mio carattere. La uso spesso anche nella vita di tutti i giorni e penso che sia un'arma intelligente, colpisce senza far male, anzi fa riflettere. Nei miei quadri c’è più autoironia però tutti si possono ritrovare benissimo. Aspetti della nostra esistenza, da Adamo ed Eva ad oggi non sono cambiati per niente. La vita è diversa, ma l'essenza di tutte le cose è la stessa. Ogni volta che guarderai un mio quadro scoprirai una nuova cosa, un nuovo senso, un colore che ti piacerà più che la prima volta. Guarda ancora e vedrai che è vero!

D:I tuoi lavori sono curiosamente firmati “SCARFAS”.Qual è l’origine di questo nome?
R:Deriva da "scarface", che in inglese significa cicatrice. Forse hai già sentito del famoso gangster Scarface. All’età di 14 anni mi sono rotto un braccio, sono stato operato ritrovandomi poi con una grande cicatrice. I miei amici mi prendevano in giro chiamandomi così e a dire il vero la cosa non mi piaceva tanto. Per salvarmi dal ridicolo ho iniziato a dare peso a questa faccenda, a presentarmi e firmarmi come “Scarfas”, tuttora il mio nome d'arte. Quindi, ho semplicemente accettato. Ho trasformato un disagio in una cosa di valore, imponendolo come elemento di identificazione.

D:Quando hai scoperto la passione per l’arte, specialmente per la pittura?
R:Da piccolo, verso i 5-6 anni, facendo delle copie dei disegni di mia sorella. E’ iniziato proprio così, nel modo più semplice e naturale, poi piano, piano ho sviluppato quelle capacità primarie, arrivando verso l’età di 15 anni a dipingere il primo quadro ad olio . 

D:Un artista che ha lasciato un segno nel tuo percorso?
R:Difficile nominare un solo artista. Durante gli anni, passando diverse fasi di studio, quasi tutti i grandi mi hanno colpito in qualche modo, ma se devo fermarmi su chi più mi ha impressionato: sicuramente Dalì, del cui genio ho una grande considerazione ed ammirazione.
Dalì, è stato il primo a portarmi oltre la realtà visiva. La sua arte surreale mi ha aperto le porte della fantasia, mi ha dato il coraggio di descrivere, a modo mio, un’altra realtà: quella che ognuno di noi ha nella propria mente, ma che non tutti riescono a condividere con gli altri .

D:Durante l’esposizione hai deciso di mettere in primo piano i quadri aventi come tema il tango e ciò ha permesso al pubblico di conoscerti come il pittore-ballerino…
R:La serie Tango1, Tango2, Tango3 ha preso spunto da una mia personale esperienza di vita vissuta.
Ero molto innamorato. Condividevo un grande amore con una ragazza bellissima che mi ha portato alla scoperta del tango: un ballo fatto di sguardi e movimenti che trasmettono una passione estrema, una grande sensualità in cui interagiscono non tanto due corpi, quanto due anime piene di passione.
Il ballo e la pittura sono due arti distinte ed io sono molto fortunato nel poterle vivere entrambe ad un livello altissimo.
Queste due arti combinate danno un risultato spettacolare di massima soddisfazione.

D:Una seconda parte della mostra vede protagonisti “Adam” ed Eva?
R:Sono due personaggi affascinanti. Tutti sanno chi sono, pur essendo avvolti da molto mistero.
Anche se a ciascuno dei due è dedicato un quadro, li ho rappresentati come realmente sono e cioè inseparabili per sempre. Non sono mai soli. Non si possono prendere singolarmente.
Poi, un elemento che non manca mai è il serpente. Tutti e tre insieme sono come una famiglia. Eva sembra una vincitrice, “Adam” un perdente, il serpente gode e oserei aggiungere che la storia non finisce qui!

D:Nella sala che espone “Adam” ed Eva hai inserito “La donna fatale”
R:Senza generalizzare è un ritratto della donna dei nostri giorni. La donna moderna che vuole avere tutto ad ogni prezzo, sacrificando se stessa pur di apparire perfetta. E se, come ho dipinto, sono i soldi a far splendere il suo occhio allora è proprio la Donna Fatale intorno alla quale c’è molta sofferenza e poca serenità.

D:Un’ultima riflessione sui due dipinti New Generation?
R:Raccontano la realtà attuale della famiglia come nucleo e come particella della nostra società, descrivono i problemi che il consumismo crea all’interno di una coppia.

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